martedì 13 luglio 2010
09.07 - Da Yosemite a Death Valley
Lasciamo, da tabella di marcia, l'hotel alle 10.30/11 in modo da arrivare "all'inferno" sul calar del sole.
Prima tappa il Tioga Pass, un passo di montagna che ci porterà ad oltre 3200m di quota, dal quale poi scenderemo fino alla zona depressa della Valle della Morte.
La strada sale, sale e poi ancora sale. Quota 9000 ft. è superata di slancio e come per magia, appare la neve!
Nevi perenni in mezzo al bosco tra cui si snodano infiniti ruscelletti che di tanto in tanto formano piccoli laghetti di montagna.
Si sale ancora ed ad un certo punto si appiattisce tutto. Siamo su un altipiano, vetta del passo, dove c'è un market ed una sorta di fast food. Acquistiamo una borsa frigo brandizzata Yosemite che non sarà solo un souvenir ma fondamentale per mantenere l'acqua bevibile nella Death Valley.
Riprendiamo il corso ed iniziamo la discesa prima lenta, poi, praticamente, un atterraggio, con tutti gli ammmmericani coi macchinoni che si sono fatti 10 miglia sempre coi freni tirati... un meraviglioso odore di pastiglie cotte aleggiava nell'aria. Fortunatamente la Caddy in modalità Sport ha il cambio sequenziale, quindi marcia bassa, cruise control e giù di freno motore...
Arrivati a valle, sui 1400 m. ci fermiamo ad ammirare il Mono Lake, un lago chiuso, senza immissari ed emissari, ricchissimo di minerali e con la caratteristica di avere formazioni tipo stalagmiti che si ergono a riva e nell'acqua. Queste torri sono delle antiche sorgenti che si sono prosciugate ed hanno lasciato solo i sedimenti dei minerali.
Riprendiamo la via ed inizia una zona desertica, strada dritta, roccie e limiti alti (60 mph).
Si risale, poi si riscende, poi si risale, tra panorami rocciosi e desertici che si alternano finché, con la temperatura ormai oltre i 100°F siamo prossimi all'ingresso della Valle.
La prima sosta è Stovepipe Wells, caratterizzata da una zona di dune di sabbia dove ci incamminiamo per fare qualche foto al tramonto. Molto bello e suggestivo, anche se non dimenticherò mai il calore del vento che, stando a quanto raccontava la Caddy era a 116°F pari a circa 46,67°C praticamente un Phon da 1600W acceso in faccia. La sensazione più strana, oltre al non trovare refrigerio in nulla, anzi, era il calore attorno agli occhi, come se l'umor vitreo si stesse scaldando!
Torniamo nell'abitacolo semi climatizzato, per evitare troppi sbalzi termici, clima acceso e tettino aperto a compasso...
Raggiungiamo il Furnace Creek Ranch, il nostro hotel, un oasi con le palme nel deserto, ormao è buio ma il caldo non cessa nemmeno un pochino, il termometro è sceso a 110°F... che freschetto!
Prendiamo l'alloggio, carino, con vista sull'immancabile campo da Golf ci facciamo una doccia calda (l'acqua fredda non esce!) e andiamo a cena.
Anche qui, come allo YOsemite, vige il monopolio e valgono le considerazioni fatte in precedenza. Unico difetto la temperatura della sala... praticamente sotto zero. Morale della favola, Sara si becca un bel raffreddore!
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08.07 - Yosemite
Il parco inizia a poche miglia dall'hotel e l'ingresso settimanale costa 20$. Paghiamo ai Ranger ed entriamo.
Il bello, almeno per me, è che le "attrazioni" principali sono raggiungibili in auto. Iniziamo quindi da una bella cascata, poi un'altra. Facciamo diverse miglia per raggiungere la zona di Wawona, nota per le sequoie giganti. La strada è bella e panoramica, peccato per i limiti di velocità della California che sono da suicidio! Per allungare un po' i già dilatati tempi di percorrenza ci sono dei lavori in corso sulla strada che bloccano ogni tanto e ti lasciano fermo per 15' prima di concederti di toccare la 20 miglia all'ora su pezzi sterrati...
Arriviamo tra soste tattiche e meno tattiche a Wawona e l'impatto con le sequoie è impressionante! Sono veramente giganti! Ma non abbiamo ancora visto nulla. Decidiamo, sempre per evitare il trekking di prendere una specie di bus che fa fare il giro del parco con soste vicino agli alberi più significativi.
Veramente molto bello, non fosse per il bus che in alcuni pezzi si trsforma in un rollercoaster e ti spacca reni e chiappe!
All'ultima sosta, si può scegliere di rientrare a piedi, una mezzora di cammino... si può fare. Facciamo così una conosenza approfondita delle sequoie e qualche foto di rito.
Finito il tour del parco, si torna in hotel, doccia, cena, aggiornamento blog e valigie che domani ci aspetta la Death Valley!
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07.07 - Da S.Francisco a Yosemite
Ritirata la nuova auto alla Hertz, una scintillante e nuova di pacca Cadillac SRX4 (per i meno avvezzi il nuovo SUV medio della Caddy) facciamo un giretto per la città con metà, finalmente, il Golden Gate che ancora non siamo riusciti a vedere bene.
Colgo l'occasione per far presente che abbiamo noleggiato due "miti" delle 4 ruote statunitensi, la Ford Mustang ed una Cadillac, tanto per non farci parlar dietro! La Caddy, noto con affetto che (e qui parlo agli addetti ai lavori) ha i gruppi ottici posteriori che accennano un richiamo alle pinne posteriori delle Cadillac storiche!
Ma torniamo al Golden Gate, finalmente lo raggiungiamo, abbiamo fatto bene ad attendere di riprendere l'auto, perchè a piedi sarebbe stato impossibile!
E' davvero imponente, forse il colore rosso lo aiuta in questo e stranamente non ha nemmeno molta nebbia attorno.
Facciamo le foto di rito, da tutte le angolazioni, con e senza di noi... e poi si parte, lasaciamo la fredda costa per l'entroterra speriamo più mite.
Il percorso da SF a Yosemite è pazzesco per quante volte cambia il paesaggio.
Abbandonato il caos cittadino, passato il bay bridge (lunghissimo) e senza perdersi per il dedalo di incroci delle varie highway, inizia il percorso fuori città e in poche miglia ti ritrovi in mezzo a dorate colline di grano sormontate da filari di pale eoliche con la lingua grigia dell'asfalto che si svolge tra le cunette formate dalle colline stesse.
Questa highway è piuttosto trafficata ma scorrevole e non fai attempo a finire di gustarti le colline che inizi ad attraversare dei paesoni con immense concessionarie d'auto, fast food e gas stations che fanno da contorno.
E' ora di pappa passata da un pezzo ed un burger non ci starebbe male. Decidiamo che il cartellone che pubblicizza un certo Carl's Jr. È il più invitante ed effettivamente finiamo per mangiare il miglior burger fino ad oggi. Abbondante, succoso, con le patatine fritte "vere"... notevole insomma.
Ripartiamo, il tempo di fare "burp" per la cipolla del paninazzo ed ecco che il panorama è cambiato: ora siamo in mezzo a sterminati frutteti, intervallati dalla casetta prefabricata che vende la loro frutta. Si narra nelle guide che sia ottima, ma un po' perchè non è il mio cibo preferito, un po' perchè davanti a noi ci sono molte miglia, tralasciamo il prodotto locale e proseguiamo la nostra strada.
Si inizia a salire si quota, la vegetazione si fa più alpina e spuntano ruscelli e pini, roccie e prati verdi.
Continuiamo a salire finchè non arriviamo all'ultimo paese prima del parco.
Ci fermiamo un po' per vedere i negozietti locali, tutti sulla strada principale, un po' per sgranchire le articolazioni.
Buffo paese e buffi negozi che vendono praticamente solo cose per la casa o per il campeggio. Mentre il secondo genere merceologico è in tema con la zona, il secondo è assolutamente fuori luogo!
Arriviamo finalmente nell'area del parco, sbaglio hotel, ma poco male anche perchè il nostro è 10 miglia più avanti, più vicino all'ingresso del parco e più bello.
La camera non brilla per pulizia, forse perchè veniamo dall'Hilton, mentre qui siamo in un bel Lodge di montagna, ma ha tutti i comfort ed un terrazzino che affaccia sul roboante fiume che percorre la vallata.
Il fiume è tanto caratteristico quanto rumoroso e mi creerà qualche problema di sonno.
La cena si terrà nell'unico ristorante di zona, dove ovviamente c'è da attendere. Ci sorprendono con un eliminacode modernissimo per il posto in cui siamo (dove i cellulari sono in black out!), un disco di plastica che ti porti in tasca in tutta l'area dell'hotel e che quando è il tuo turno inizia a vibrare ed ad accendersi come un albero di natale intermittente.
La cena non è delle più economiche, ma d'altronde è la legge del monopolio , ma di buona qualità.
Poi a nanna che domani si gira il parco.
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venerdì 9 luglio 2010
06.07 - SanFrancisco
Lo shopping meriterebbe ore ed ore per la quantità di cose da comprare e per gli sconti e le occasioni che si incontrano. Sono più le volte che dici basta, non posso, di quelle in cui dici, ma si, me lo compro!
Oggi, dopo aver tentato in vano di raggiungere un punto di osservazione vicino al Golden Gate, ci siamo rassegnati a fare acquisti.
Il Golden Gate lo vedremo domani, appena presa la nuova auto, andremo prima di tutto li a fare qualche foto.
Sarebbe stato inutile fotografare l'interno di Macy's o di Bloomingdale, quindi di foto oggi ce ne sono ben poche...
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05.07 - San Francisco
Oggi, fondamentalmente abbiamo fatto una cosa: girare con i cable car avanti ed indietro... è un punto di vista della città fantastico
Tra una corsa e l'altra siamo stati anche alla cattedrale, a vedere due punti panoramici pazzeschi, sia per la vista sia per la fatica fatta per salire!
Ci sono per oggi tante foto della città... da vedere!
La sera, provati nel per le salite affrontate e per lo sforzo di rimanere attaccati ai tram, ci siamo recati a Berkley, dall'altra parte della baia, sopra Oakland, dove c'è un famoso ristorante "Chez Panisse" presso il quale abbiamo goduto di un ottima cena regalataci dagli amici Rick e Tory di New York per il matrimonio.
Posto delizioso e cucina squisita, cameriere parmigiano, evidentemente gay, trapiantato in california da 20 anni che ci ha guidato nella cena forse contento di poter parlare la sua lingua.
Peccato che domani sarà l'ultimo giorno qui, ma c'è ancora tanto shopping da fare!
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Tra una corsa e l'altra siamo stati anche alla cattedrale, a vedere due punti panoramici pazzeschi, sia per la vista sia per la fatica fatta per salire!
Ci sono per oggi tante foto della città... da vedere!
La sera, provati nel per le salite affrontate e per lo sforzo di rimanere attaccati ai tram, ci siamo recati a Berkley, dall'altra parte della baia, sopra Oakland, dove c'è un famoso ristorante "Chez Panisse" presso il quale abbiamo goduto di un ottima cena regalataci dagli amici Rick e Tory di New York per il matrimonio.
Posto delizioso e cucina squisita, cameriere parmigiano, evidentemente gay, trapiantato in california da 20 anni che ci ha guidato nella cena forse contento di poter parlare la sua lingua.
Peccato che domani sarà l'ultimo giorno qui, ma c'è ancora tanto shopping da fare!
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04.07 - San Francisco
Ok, siamo a San Francisco... ed ora che si fa?
Beh, per prima cosa, molto a malincuore, riconsegnamo la nostra prestigiosissima Mustang Convertible... è difficile separarsi da un gioiellino come questo... vabbe, la lasciamo alla vicina Hertz nelle mani di un portoricano che parla un inglese tutto suo, sbrigo le pratiche di riconsegna ed usciamo.
Toh, guarda, siamo nel pieno dell'area shopping di Frisco... non è il caso di cominciare a spendere e spandere... non ragioniam di lor ma guardiamo e passiamo... Dante mi perdonerà la licenza.
Una breve digressione la merita l'hotel, siamo in una magnifica stanza della torre 1 dell'Hilton in 'O Farrel Street al 42esimo piano con vista sul Golden Gate, sulla parte ovest della città e Twin Peaks... e le tende si aprono col telecomando! Sembra di aprire il sipario sulla città... piccole cose che rendono felice un viaggiatore...
Ma torniamo alla città, evitato lo shopping, ci imbattiamo subito nello scampanellio della prima Cable Car che si inerpica sulla salita davanti a noi. E' il 4 luglio, festa nazionale, il famoso Indipendence Day, tutti i negozi apriranno più tardi e soprattutto... SCONTI PER L'EVENTO!!!
Ancora shopping... dobbiamo resistere... dobbiamo... deve resistere... cerco di distrarre Sara portando la sua attenzione a cartine, guide e quant'altro a disposizione. Qui ci dobbiamo tornare più tardi, grida. Qui fanno il 50%, sbraita... va bene, me la cavo perchè sono ancora chiusi!
Visto che siamo ancora freschi di NY, per non c'è America senza grattaceli, ci dirigiamo quindi al Financial District, la zona degli uffici, l'unica con i grattaceli, che fatta eccezione per il Tranzamerican Pyramid building non sono paragonabili a quelli della Grande Mela. Ma per un italiano sono comunque altissimi e bellissimi!
Le cable car non sono l'unica caratteristica, su Market Avenue, la stradona che taglia la città dividendola tra North e South è percorsa da tram che sono stati donati da varie città del mondo, ce n'è uno di NY e persino uno arancione di Milano, con tanto di stemma del comune e scritta "Entrata".
Buffa città, buffi gli americani. Eh si, gli americani che non fanno altro che mangiare qualsiasi cosa a qualsiasi ora e bere, bere, bere roba gassata e gelata! Evviva il colon irritabile!
Altra caratteristica di Frisco che salta subito agli occhi, è la quantità esagerata di homeless che ci sono... si, gli homeless, i barboni, i pancabestia, chiamateli come volete. Sono principalmente bianchi e neri, estremamente sporchi e non avete l'idea dell'odore che emanano. Non è per fare i fighetti, ma S. Francisco è una città ventosa e vi posso assicurare che se siete sotto vento ad uno di loro, te ne accorgi a decine di metri di distanza! Disgustoso, poveretti, non è colpa loro, la cosa inqueietante è la quantità, sono tantissimi e sono ovunque a qualsiasi ora.
Ma torniamo alle note piacevoli e profumate della città. Finalmente riusciamo a capire come fare a prendere un Cable Car senza fare ore ed ore di fila.
Ai capolinea, infatti, si raggruppano centinaia di persone in fila, famiglie con bambini, ciccioni (e ce ne sono tanti, credeteci!), coppie in luna di miele... ore ad attendere di salire sul trenino...
Beh, vi do una dritta, salite qualche fermata più avanti a piedi e monterete sulla carrozza praticamente senza problemi. Ovviamente, come da copione, in piedi attaccato fuori. Da qui il detto "attaccati al tram"...
La corsa costa uno sproposito, 5$ a persona a tratta... ma si può fare il Muni Passport per 3 giorni a 20$ con cui prendere anche metropolitana e bus.
Il primo giro è divertente e ci porta ai moli, alla zona dei locali e dei ristoranti. Qui vediamo la famosa Ghirardelli's Square, un complesso di palazzi attorno ad una piazza dove c'era la fabbrica di cioccolato ed ora c'è il negozio ed il bar... tutto a base di cioccolato.
Decidiamo di rimanere in zona in attesa dei fuochi verso le 21.00 o 9.00 PM che dir si voglia.
Mangiamo un ottimo burger (gigantesco) con patatine e birra (tanto la macchina l'ho riconsegnata!)... il tempo di un paio di sigarette ed ecco che al calare del sole, lo speaker annuncia alla cittadinanza l'imminente inizio dei fuochi d'artificio per il 4 luglio.
I fuochi non saranno una cosa eccezionale, ne abbiamo visti di meglio, ma li ha resi particolari la musica di sottofondo, dall'inno americano, alle varie marcette note e tipicamente americane. Inoltre, visto che come al solito era calata la nebbia sulla baia, i fuochi più alti esplodevano in mezzo alla nebbia illuminando di luce colorata e diffusa porzioni enormi di cielo. Bello!
Infreddoliti, torniamo all'hotel a piedi in mezzo a centinaia di persone che andavano anche loro a piedi. Il traffico era letteralmente impazzito e l'odore di frizione bruciata dalle auto sulle salite aveva inondato l'aria.
Ed anche il 4 luglio è andato!
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Beh, per prima cosa, molto a malincuore, riconsegnamo la nostra prestigiosissima Mustang Convertible... è difficile separarsi da un gioiellino come questo... vabbe, la lasciamo alla vicina Hertz nelle mani di un portoricano che parla un inglese tutto suo, sbrigo le pratiche di riconsegna ed usciamo.
Toh, guarda, siamo nel pieno dell'area shopping di Frisco... non è il caso di cominciare a spendere e spandere... non ragioniam di lor ma guardiamo e passiamo... Dante mi perdonerà la licenza.
Una breve digressione la merita l'hotel, siamo in una magnifica stanza della torre 1 dell'Hilton in 'O Farrel Street al 42esimo piano con vista sul Golden Gate, sulla parte ovest della città e Twin Peaks... e le tende si aprono col telecomando! Sembra di aprire il sipario sulla città... piccole cose che rendono felice un viaggiatore...
Ma torniamo alla città, evitato lo shopping, ci imbattiamo subito nello scampanellio della prima Cable Car che si inerpica sulla salita davanti a noi. E' il 4 luglio, festa nazionale, il famoso Indipendence Day, tutti i negozi apriranno più tardi e soprattutto... SCONTI PER L'EVENTO!!!
Ancora shopping... dobbiamo resistere... dobbiamo... deve resistere... cerco di distrarre Sara portando la sua attenzione a cartine, guide e quant'altro a disposizione. Qui ci dobbiamo tornare più tardi, grida. Qui fanno il 50%, sbraita... va bene, me la cavo perchè sono ancora chiusi!
Visto che siamo ancora freschi di NY, per non c'è America senza grattaceli, ci dirigiamo quindi al Financial District, la zona degli uffici, l'unica con i grattaceli, che fatta eccezione per il Tranzamerican Pyramid building non sono paragonabili a quelli della Grande Mela. Ma per un italiano sono comunque altissimi e bellissimi!
Le cable car non sono l'unica caratteristica, su Market Avenue, la stradona che taglia la città dividendola tra North e South è percorsa da tram che sono stati donati da varie città del mondo, ce n'è uno di NY e persino uno arancione di Milano, con tanto di stemma del comune e scritta "Entrata".
Buffa città, buffi gli americani. Eh si, gli americani che non fanno altro che mangiare qualsiasi cosa a qualsiasi ora e bere, bere, bere roba gassata e gelata! Evviva il colon irritabile!
Altra caratteristica di Frisco che salta subito agli occhi, è la quantità esagerata di homeless che ci sono... si, gli homeless, i barboni, i pancabestia, chiamateli come volete. Sono principalmente bianchi e neri, estremamente sporchi e non avete l'idea dell'odore che emanano. Non è per fare i fighetti, ma S. Francisco è una città ventosa e vi posso assicurare che se siete sotto vento ad uno di loro, te ne accorgi a decine di metri di distanza! Disgustoso, poveretti, non è colpa loro, la cosa inqueietante è la quantità, sono tantissimi e sono ovunque a qualsiasi ora.
Ma torniamo alle note piacevoli e profumate della città. Finalmente riusciamo a capire come fare a prendere un Cable Car senza fare ore ed ore di fila.
Ai capolinea, infatti, si raggruppano centinaia di persone in fila, famiglie con bambini, ciccioni (e ce ne sono tanti, credeteci!), coppie in luna di miele... ore ad attendere di salire sul trenino...
Beh, vi do una dritta, salite qualche fermata più avanti a piedi e monterete sulla carrozza praticamente senza problemi. Ovviamente, come da copione, in piedi attaccato fuori. Da qui il detto "attaccati al tram"...
La corsa costa uno sproposito, 5$ a persona a tratta... ma si può fare il Muni Passport per 3 giorni a 20$ con cui prendere anche metropolitana e bus.
Il primo giro è divertente e ci porta ai moli, alla zona dei locali e dei ristoranti. Qui vediamo la famosa Ghirardelli's Square, un complesso di palazzi attorno ad una piazza dove c'era la fabbrica di cioccolato ed ora c'è il negozio ed il bar... tutto a base di cioccolato.
Decidiamo di rimanere in zona in attesa dei fuochi verso le 21.00 o 9.00 PM che dir si voglia.
Mangiamo un ottimo burger (gigantesco) con patatine e birra (tanto la macchina l'ho riconsegnata!)... il tempo di un paio di sigarette ed ecco che al calare del sole, lo speaker annuncia alla cittadinanza l'imminente inizio dei fuochi d'artificio per il 4 luglio.
I fuochi non saranno una cosa eccezionale, ne abbiamo visti di meglio, ma li ha resi particolari la musica di sottofondo, dall'inno americano, alle varie marcette note e tipicamente americane. Inoltre, visto che come al solito era calata la nebbia sulla baia, i fuochi più alti esplodevano in mezzo alla nebbia illuminando di luce colorata e diffusa porzioni enormi di cielo. Bello!
Infreddoliti, torniamo all'hotel a piedi in mezzo a centinaia di persone che andavano anche loro a piedi. Il traffico era letteralmente impazzito e l'odore di frizione bruciata dalle auto sulle salite aveva inondato l'aria.
Ed anche il 4 luglio è andato!
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03.07 - Alcatraz
Che dire di Alcatraz, il fascino sprigionato da "The Rock" è enorme, merito sicuramente della lunga serie di film che l'hanno vista protagonista.
Probabilmente la prigione per eccellenza, così come Fort Knox è il posto più sicuro.
Partiamo alle 18.45 con la nave dal Pier 31 con un sole accecante che rende praticamente impossibile fotografare il Golden Gate. Acqua della baia non molto agitata, vento fortissimo. Questo non è negativo in quanto con questo vento si vedono molte barche a vela che se la godono, alcune veramente interessanti, scafi degni di nota!
L'avvicinamento all'isola è veloce e commentato dalla guida, subito saltano alla memoria le scene dei vari film, primo fra tutti The Rock con S. Connery e N. Cage che riprendeva l'isola nelle condizioni attuali, quindi sembrava veramente di arrivare sul set.
Gli edifici secondari sono ormai dei ruderi ma hanno una forza simbolica enorme.
Attracchiamo e ci accoglie una guida dal forte accento Californiano (eh si, ormai riconosciamo pure i dialetti!) che ci illustra il cammino che faremo ed iniziamo l'ascesa al carcere che si trova sulla sommità della rocca.
Entriamo dalla porta dove passarono personaggi del calibro di Alphonse "Scarface" Capone e molti altri cosiddetti "nemici pubblici" e subito abbiamo l'impatto con la scritta "se infrangi le regole, vai in prigione. Se infrangi le regole della prigione, vai ad Alcatraz".
Come incipit, non è male...
Accediamo al "guardaroba" ovvero il posto dove i carcerati venivano spogliati dei loro averi
e gli veniva fornito il necessario per il soggiorno.
Nella stessa stanza ci sono le doccie, una batteria di docce con saponetta inclusa... non quella pericolosa, quella da non far mai cadere, qui era pieno di guardie e non avvenivano "prese di forza".
Ci appioppano il classico apparecchietto con le cuffiette che ci accompagnerà per le celle.
Saliamo e qui inizia tutta la visita delle celle, col racconto dei vari tentativi di fuga e di rivolta, con il racconto della orribile e ripetitiva vita del detenuto; cosa facevano le guardie, com'erano vestite; quali sono stati i direttori e come si sono comportati.
Vediamo le celle dei detenuti importanti e quelle di isolamento; la "mensa" con il porta coltelli in cucina in cui ad ogni coltello corrispondeva una figura in modo da capire subito se ne mancava uno...
Ci accodiamo poi ad una guida che ad un numero limitatissimo (16 persone) fa accedere ai
locali dell'ex infermeria. Ci fa entrare e si chiude la porta dietro le spalle... a chiave!!
Questa zona, tanto per capirci, era il quartier generale dei terroristi nel già citato film "The Rock".
Oltre a ricordare il film, ci sono ancora diversi strumenti, come il tavolo operatorio, la macchina per i raggi X, le vasche da bagno per l'idroterapia, sedie a rotelle, varie ed eventuali.
L'atmosfera è inquietante, sarà per via delle poche persone, sarà perchè in parte delle stanze non ci sono le luci e la guida è munita di lampade portatili.
Il giro dura poco, 10' al massimo, poi ci fa scendere di corsa per le scale perchè inizia la dimostrazione dell'apertura e chiusura delle celle.
Tralasciando la prosopopea del tipo che illustrava il funzionamento, il marchingegno che le aziona è davvero incredibile. Meccanicamente, azionando solo due leve e qualche gancio, permette di aprire e chiudere una, due o più celle contemporaneamente; una si apre, due si chiudono; quattro si aprono, una si chiude... insomma, un capolavoro di meccanica!
Tutto ciò, condito da quel forte rumore metallico che rimanda a moltissimi film non necessariamente su Alcatraz, mi viene in mente sulle ali della libertà, per esempio.
Ha ripetuto apertura e chiusura, col forte rumore metallico, almeno dieci volte, questo per farci capire cosa sentissero e provassero i detenuti almeno 4 volte al giorno.
La visita è finita, lasciamo l'isola con un fondo di amarezza e malinconia, forse per il luogo, forse per quello che ha significato, forse per tutto l'insieme... vabbe, ma sullo sfondo c'è una San Francisco tutta illuminata e da scoprire, su col morale!
A domani!
PER LE FOTO DELLA GIORNATA, CICCA QUI.
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